Tragedia Genova, le accuse della madre di Giuseppe Tusa

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“Non è possibile che il “datore di lavoro” di mio figlio, cioè lo Stato, lo abbia obbligato a svolgere le sue mansioni in quel contesto così a rischio. Era chiaro a tutti che la Torre non era un luogo sicuro. Ho chiesto ai magistrati che non dimentichino questi aspetti”. Adele Chiello è la mamma di Giuseppe Tusa, 30 anni di Milazzo, marinaio della Guardia Costiera, e una delle nove vittime della tragedia di Molo Giano dove la Torre piloti il 7 maggio crollò dopo esser stata urtata dalla nave Jolly nero. Ieri mattina, Adele Chiello ha avuto un colloquio di 40 minuti con il pm Walter Cotugno titolare delle indagini sul disastro. A darne notizia è l’edizione genovese di Repubblica.
Al pm Cotugno, la madre del sottocapo di seconda classe, da 12 anni in marina e dal 2007 in servizio a Genova, ha raccontato molti retroscena.
«Gli ho riferito — dice la donna— quello che raccontava Giuseppe. E cioè che quando passavano le grandi navi vibrava tutto, oppure si fermava l’ascensore. E poi la zona di mare proprio sottostante non era per niente illuminata. Era un problema e lo avevano più volte segnalato ma senza mai avere risposte».

Morosito