Città metropolitane, sindaci in protesta

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Continua a collezionare proteste e rivolte la presunta “rivoluzione” del governo Crocetta. Non bastassero i piccoli comuni siciliani, pronti a scendere in piazza contro i tagli ai trasferimenti regionali, sul piede di guerra ci sono anche i sindaci dei centri che verrebbero in un sol colpo risucchiati dalle città metropolitane, alla luce del disegno di legge già approvato in giunta la scorsa settimana. In particolare i 13 sindaci dei comuni che andrebbero a ricadere nell’area metropolitana di Messina, da Rometta a Roccalumera, sono pronti ad organizzare una manifestazione di protesta per dire no alla espropriazione delle loro funzioni e competenze. L’assessore regionale agli Enti locali Patrizia Valenti ha incontrato ieri a Fiumedinisi proprio i sindaci dei 13 comuni che entreranno a far parte di Messina-Città Metropolitana, provando a spiegare lo spirito della normativa. I nodi principali sui quali si sta consumando lo scontro sono proprio le attribuzione che i primi cittadini cederebbero al sindaco della città metropolitana, trasformandosi invece in semplici presidenti delle municipalità, con funzioni delegate. Anche i consigli comunali sarebbero di fatto surclassati, trasformati in piccole assemblee con 5 o 7 membri. Servizi sociali, trasporti, scuole, rifiuti. Chi gestirà queste competenze? Che garanzie abbiamo sulla qualità dei servizi che saranno resi una volta accorpati? Questi i dubbi posti dai sindaci all’assessore Valenti la quale ha spiegato che le città metropolitane dovrebbero esercitare le funzioni che fino a giugno facevano capo alle Province, anche per i comuni inglobati. L’impressione più diffusa è comunque quella che il disegno di legge non avrà vita facile, tanto che lo stesso presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha invitato i sindaci e gli amministratori locali a presentare proposte di modifiche e suggerimenti.

Morosito