Città metropolitana, cosa cambia

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L’epocale riorganizzazione della geografia amministrativa siciliana voluta dal governo regionale Crocetta va avanti. Pur con numerosi nodi ancora da sciogliere, con dubbi, perplessità ed oggettive difficoltà applicative della riforma che ha già cancellato le nove province, tanto da metterne in forse l’entrata in vigore stessa a pieno regime entro la scadenza fissata per  dicembre 2013, il governo regionale continua nel suo percorso, approvando il disegno di legge sulle città metropolitane: Tale provvedimento istituisce nei fatti le tre città metropolitane siciliane di Palermo, Messina e Catania, definite come insieme di municipi metropolitani. 51 comuni accorpati, tra le proteste delle scorse settimane delle amministrazioni locali, non cancellati bensì trasformati e riuniti in tre grandi famiglie che ruotano attorno alle tre città. Così, la città metropolitana di Messina,  ingloberà al suo interno 13 comuni dell’hinterland tra costa jonica e tirrenica, da Roccalumera a Rometta. Di tutti questi centri il sindaco perderà gran parte delle proprie attribuzioni tipiche, trasformandosi in presidente del municipio, con funzioni delegate dalla città metropolitana, mentre i consigli comunali saranno trasformati in piccole assemblee con pochi membri, 5 per i centri con meno di 15 mila abitanti, 7 in tutti gli altri. La città metropolitana di Palermo ingloberà invece 20 Comuni e si estenderà ad est fino a Terrasini e dagli altri lati fino a Bagheria, Monreale e Belmonte, anche Ustica ne farà parte. Quella di Catania accorperà 18 paesi arrivando fino alle pendici dell’Etna. Saranno istituite le figure di sindaco e della giunta della città metropolitana, con un massimo di 9 assessori, mentre il consiglio metropolitano prevede 35 membri. Alla conferenza delle municipalità parteciperanno invece i presidenti dei vari municipi.