Furto sacrilego, l’amarezza di padre Danzì

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Morosito

“Sono deluso, amareggiato e sconfitto”. Fatica a parlare padre Salvatore Danzì, dopo che ieri mattina ha avuto la notizia dell’arresto di padre Davide Ingodi Olusi, il sacerdote keniota accusato del furto dei preziosi ex voto dalla cassaforte della chiesa di San Nicola a Gioiosa Marea.
Un furto sacrilego che ha scosso e ferito la comunità Gioiosana e soprattutto la parrocchia rappresentata da padre Donzì che oggi ha deciso di rendere pubblica tutta la vicenda ed i suoi vari passaggi con un una lunga lettera. Il parroco ha parlato oggi al Tg di Antenna del Mediterraneo ed ha ricostruito la vicenda. Padre Davide si era offerto di andare a Gioiosa Marea ed aveva ricevuto accoglienza per 20 giorni dalla parrocchia. Poi, era andato via il 22 aprile ricevendo da don Danzì i soldi per i biglietti, 100 euro e tutte le offerte ricevute durante le benedizioni delle case.
In effetti il parroco di Gioiosa e le forze dell’ordine sapevano già da oltre un mese che la responsabilità del furto era del prete africano. Le telecamere a circuito chiuso avevano già immortalato tutto. Il problema è che la scoperta dell’ammanco è avvenuta solo un mese fa mentre il furto si è verificato il 21 aprile, la sera prima della partenza del prete keniota verso Roma.
Gli investigatori hanno subito avuto modo di ricostruire che il prete aveva rivenduto i preziosi, in quanto risulta un versamento da 40.000 euro ai sui familiari in Kenya. Così, visto che padre Olusi era in Africa da metà maggio si è deciso di tenere nascosta la notizia in modo da attendere il ritorno in Italia per procedere all’arresto.
“Nel momento in cui ho appreso del fermo di don Davide- dice padre Donzì- il mio cuore si è stretto in una morsa di pena. Ma come ha detto recentemente Papa Francesco, chi sbaglia paga. Egli pagherà come chiunque altro e come chiunque altro va giudicato. Però non posso non pensare al perdono che non può mai mancare quando un fratello sbaglia e si perde.”