Vicenda depuratore, l’amministrazione di Capo d’Orlando presenta i dati

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“Al tempo, come sempre galantuomo, lasciamo il compito di dimostrare l’assoluta regolarità del comportamento tenuto dal Comune di Capo d’Orlando. Alle carte quello di testimoniare la qualità del mare orlandino”. Enzo Sindoni, sindaco della città commenta con poche righe di comunicato gli sviluppi delle indagini della polizia orlandina, che hanno portato al sequestro del depuratore di contrada Tavola Grande con l’emissione di sei avvisi di garanzia nei confronti dello stesso primo cittadino, di tecnici comunali ed imprese che hanno lavorato per la depurazione delle acque.
Poche righe, però, accompagnate da trenta pagine fitte di dati che riassumono tutti i rilievi effettuati dall’Arpa tra il 2011 ed il 2013 e che testimoniano la qualità delle acque di balneazione che rientrano nei parametri previsti dalla legge.
L’inchiesta, comunque, pare ruotare sostanzialmente sugli aspetti normativi collegati all’uso dell’autospurgo comunale che l’ente metteva a disposizione dei cittadini delle zone non raggiunte da impianto fognario per poi riversare i reflui nell’impianto di depurazione. Un passaggio considerato illecito dagli agenti del commissariato orlandino che avevano già bloccato il mezzo all’indomani della prima tranche d’inchiesta (un anno fa) quando erano finite sotto sequestro alcune vasche di decantazione.
La polizia, in particolare, mette agli atti un episodio avvenuto alle 18 del 9 luglio di un anno fa, quando alle 18, a seguito di una segnalazione, appurarono una perdita di “reflui verosimilmente non depurati dalla condotta sottomarina che aveva delle perdite a 433 metri dalla riva ed una profondità di 9 metri”.

Questo il link con i dati forniti dal comune di Capo d’Orlando http://goo.gl/3Tr1R

Morosito