Capo d’Orlando, sequestrato il depuratore

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Sequestro preventivo del depuratore e sei avvisi di garanzia. Sono questi gli sviluppi dell’inchiesta aperta da circa un anno dalla Polizia del commissariato di Capo d’Orlando per presunte irregolarità nella gestione dell’impianto di contrada Tavola Grande.
La notifica degli atti è avvenuta agli indagati che sono il sindaco Enzo Sindoni, il capo dell’ufficio tecnico Michele Gatto, il responsabile del servizio idrico integrato, Antonio Marano, il titolare della ditta che gestisce il depuratore, Basilio Lima, il rappresentante della Multiecoplast, Antonino Paterniti e l’amministratore unico della Ofelia Ambiente di Acireale Giuseppe Monaco.
I capi di imputazione contestati, che hanno portato anche al contestuale sequestro del depuratore (con la nomina dell’ingegner Giacinto Garofalo come custode della strutta che ovviamente continuerà a funzionare) sono gli sviluppi di quelli che avevano portato al sequestro di alcune vasche lo scorso  anno, in occasione dell’apertura dell’indagine.
In particolare il Gip di Patti, Maria Pina Scolaro su richiesta del Pm, ha preso atto delle indagini della Polizia che nel luglio di un anno fa aveva effettuato rilievi in collaborazione con l’Arpa.
Nel mirino quella parte di reflui che venivano prelevati dai pozzi neri attraverso l’autospurgo comunale (finito sotto sequestro lo scorso anno) e che poi venivano immessi nella condotta sottomarina.
Oltre ad episodi di inquinamento, gli inquirenti contestano proprio lo svolgimento di quella attività da parte del comune e che invece doveva essere reso da ditte specializzate in quanto il comune non era in possesso di iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori.
Nei confronti di Paterniti e Monaco, invece, l’accusa è quella di aver smaltito fanghi fognari provenienti dal depuratore orlandino presso un centro autorizzato al recupero del materiale non al semplice stoccaggio come previsto dalla norma.
Così, mentre l’inchiesta proseguirà ancora (ed in attesa degli interventi programmati da tempo di adeguamento dello stesso depuratore), il Gip ha disposto il sequestro della struttura che però dovrà continuare a funzionare sotto la supervisione del custode.