Operazione “Inganno”, sei rinvii a giudizio

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Due anni dopo la conclusione delle indagini, arrivano i rinvii a giudizio per i sei indagati nell’ambito dell’operazione “Inganno” che, nel Luglio 2011, fece luce su presunte frodi nelle forniture pubbliche ed attestazioni fasulle in merito ad alcuni lavori pubblici nell’area tirrenico nebroidea. Il gup Ines Rigoli ha disposto la comparizione a giudizio per il prossimo 15 Novembre per  4 imprenditori dell’area nebroidea Pippo Pizzo, di Montagnareale, Antonino Sidoti, ex sindaco di Montagnareale, Umberto Armeli, di Rocca di Capri Leone, Basilio Buzzanca, anch’egli di  Montagnareale e  due funzionari della Provincia residenti a Capo d’Orlando, Gino Castanò e Antonino Letizia. L’operazione “Inganno”, condotta dai Carabinieri della compagnia di Patti, prese il via dopo i lavori di bonifica del torrente di Brolo ed hanno preso in esame il periodo che va dal 2001 al 2006. Sotto esame finirono anche la bonifica dell’ex discarica di Sant’Agata Militello, nei pressi del torrente Inganno, il completamento di 15 alloggi popolari e la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici nella frazione Santa Nicolella di Montagnareale, la messa in sicurezza della strada agricola di collegamento della frazione Serra dell’Aria di San Salvatore di Fitalia e infine la costruzione di cripte nel cimitero di Montagnareale. Da quanto ricostruito dagli inquirenti, lavori spesso dati in sub appalto abusivamente durante i quali sono stai interrati rifiuti raccolti durante la bonifica di torrenti, realizzate rifiniture di alloggi popolari con cemento depotenziato, costruite strade di collegamento agricolo sui Nebrodi, con quantitativo di cemento inferiore a quello fatturato, svolti lavori con l’ausilio abusivo di imprese in sub appalto. Ai dipendenti della provincia viene contestato di aver rilasciato i certificati di regolare realizzazione degli interventi. A destare sospetti fu soprattutto il fatto che ad aggiudicarsi i lavori erano sempre le stesse ditte di Montagnareale.