Smaltimento liquami, l’inchiesta si è sgonfiata. Solo due lievi condanne

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Rimane ben poco dell’impianto accusatorio messo in piedi dalla Procura di Patti nei confronti imprenditori, amministratori e tecnici comunali  coinvolti in una inchiesta sullo smaltimento dei reflui fognari a Capo d’Orlando e nei comuni vicini.
A mettere un pesante macigno su quell’indagine, che nel luglio del 2007 portò all’arresto di due persone ed all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 71 (tra cui 12 sindaci dell’area Nebroidea), è stato il tribunale di Patti che ieri notte ha prosciolto trentadue delle trentaquattro persone finite a giudizio.
I giudici Maria Pina Lazzara, Ugo Molina e Ines Rigoli, hanno condannato ad un anno e sei mesi (pena sospesa) Sarino Galipò di Capo d’Orlando, titolare di una azienda di smaltimento di liquami, e ad un anno e due mesi (pena sospesa) Basilio Lazzaro collaboratore di Galipò.
Una condanna che però riguarda solo uno dei 101 capi di imputazione originariamente contestati tra quali vi era persino l’associazione a delinquere e ben al di sotto delle pene per complessivi 16 anni ed otto mesi richieste dal Pm Bonanzinga.
L’indagine, nel 2007 era sta dirompente ed aveva preso le mosse dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri dal titolare della Saetta Espurghi, società concorrente di Galipò e poi finita coinvolta in una inchiesta per mafia. Inoltre il Tribunale ha disposto anche il dissequestro dei mezzi dell’impresa Galipò che era finita al centro dell’operazione.
“Alla luce di quanto emerso in dibattimento- commenta l’avvocato Decimo Lo Presti, che ha assistito Galipò e Lazzaro- il tribunale ha fatto molto assumendo decisioni molto coraggiose e disattendendo quasi tutte le ipotesi accusatorie. Adesso aspettiamo l’appello per fare totale chiarezza anche sull’unico capo di imputazione rimasto”.