Sant’Agata, chi vince esulta, chi perde spiega

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Il giorno dopo il responso delle urne, è già tempo di analisi.  Chi vince esulta, e si prepara a governare, chi perde, invece, spiega, e come ogni elezione che si rispetti,ognuno ha la propria verità da brandire, la propria spiegazione, i propri perché. A Sant’Agata Militello chi ha vinto è indubbiamente Carmelo Sottile. Il medico cinquantenne ha trascinato la sua coalizione sulla scorta del favore personale riscontrato tra la gente e si prepara dunque ad amministrare il comune insieme alla sua squadra. Il primo banco di prova per il sindaco Sottile sarà però la composizione della giunta. Tanti gli equilibri da salvaguardare, diverse le posizioni da non deludere. I designati sono Nino Testa e Marco Vicari. Quest’ultimo salvo clamorosi colpi di scena dovrebbe dimettersi dal consiglio e far posto alla prima dei non eletti del Udc, Monica Brancatelli. Un posto da assessore spetta di diritto al Pd, mattatore delle elezioni con 4 consiglieri. In pole per l’ingresso in giunta Giuseppe Puleo, forte delle sue 407 preferenze. Puleo potrebbe lasciare il seggio in consiglio a Marco Donato Lemma ma è anche possibile che mantenga il doppio incarico fino a metà mandato, come concesso dalla legge. Più difficile che dal partito democratico venga invece fuori l’indicazione della quota rosa in giunta, originariamente si era parlato di Maria Carmela Trovato, altra eletta in consiglio. La donna in giunta con ogni probabilità dovrebbe essere, infatti, Sonia Minciullo, del Megafono, che permetterebbe all’ex capogruppo d’opposizione Calogerino Maniaci di entrare in consiglio per la terza volta consecutiva. Qual’ora non fosse così sarebbe proprio Maniaci il designato assessore ed in tal caso la scelta della donna tornerebbe al Pd. Intanto ieri sera al Castello Gallego il sindaco neo eletto Carmelo Sottile ha ricevuto anche l’incoronazione ufficiale da parte del presidente della Regione Rosario Crocetta.   Dall’altra parte, invece, la coalizione sconfitta prova a dare la spiegazione  di una debacle che in tanti temevano ma nessuno osava pronosticare. Dopo nove anni d’ininterrotta e spedita amministrazione, il gruppo riunito attorno al senatore Bruno Mancuso non è più al governo di Sant’Agata Militello. L’amaro calice è difficile da digerire e la ricerca dei perché sta turbando le notti degli ex amministratori. Principalmente uno il dato più clamoroso emerso. Al netto del fisiologico centinaio di voti disgiunti, ben 1300 schede non riportavano alcuna preferenza del candidato sindaco e di queste il 75% erano a favore di liste della coalizione di Caiola. Refrattarietà della popolazione sul nome dell’avvocato Caiola, o franchi tiratori che non hanno remato a sufficienza, questo l’amletico dubbio. Metabolizzata la delusione, il gruppo dovrà comunque organizzarsi e ricompattarsi proprio sulla base di quella maggioranza ottenuta in consiglio, con 11 consiglieri contrapposti ai 9 in appoggio all’amministazione

Morosito