“Life”, i dettagli dell’inchiesta

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Morosito

 

Agata, Donatella, Bianca, Anastasia, Chantal … sono questi i nomi d’arte solo di alcune delle innumerevoli  ragazze finite nella rete allestita dalla “Life” , l’associazione  smascherata dalla Polizia finalizzata al reclutamento di donne ed allo sfruttamento della prostituzione. Nelle 106 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Patti Maria Pina Scolaro, è delineato il disegno criminoso della società che , celata sotto le insegne di associazione culturale no profit, metteva in atto sforzi imprenditoriali protesi non solo al reclutamento ed alla sistemazione logistica delle donne, ma anche all’accaparramento di clienti interessati ad usufruire di servizi sessuali a pagamento. Figure cardine dell’organizzazione, il 52enne santagatese Aldo Prestianni, finito agli arresti domiciliari, e la compagna 31enne Iryna Ievska, Ucraina, per la quale è stato disposto l’obbligo di dimora a Parma. Entrambi, rispettivamente segretario e presidente della “Life”  sono chiamati a rispondere di associazione a delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione  così come il 29enne Alfio Cristian Vasi, ristretto anch’egli ai domiciliari. Nel direttivo della stessa società figurano altri due soggetti che però non risultano indagati. Più marginale la posizione del 37enne Salvatore Zingales Botta, che deve rispondere del reato associativo e di Emanuele Nicola Peri, 34 anni di Cefalù. Anche per questi ultimi è stato disposto l‘obbligo di dimora. Per Zingales, il legale di fiducia Giuseppe Mancuso ha già proposto ricorso al tribunale del riesame. Una sesta persona, un 47enne di Sant’Agata Militello,  risulta indagata ma a suo carico, nonostante la richiesta di arresti domiciliari,  non è stato emesso alcun provvedimento. Mesi di intercettazioni telefoniche ed appostamenti hanno consentito agli uomini del commissariato di Polizia di Sant’Agata Militello, diretti dal commissario Carmelo Alba(nella foto) di tratteggiare i contorni della rete allestita dalla Life che gestiva un locale di contrada San Bartolomeo all’interno del quale le ragazze si esibivano, e che garantiva alle stessa la sistemazione presso un residence di Acquedolci, il trasporto da e per il locale e verso altri luoghi nei quali erano stati organizzati appositi incontri. Da quanto emerge dagli incartamenti, in un periodo di particolare magra di incassi, i gestori dell’attività avrebbero pensato di elevarsi ad un diverso livello di organizzazione allo scopo di incrementare i guadagni, espresso nell’esigenza di individuare “le ragazze giuste”.