Patti, da 14 anni senza una casa

0
92

Avere una casa e non poterci abitare. Una storia che dura da 14 anni per Maria Addamo e la sua famiglia. L’abitazione è in via Roma e l’ingresso è proprio a ridosso della piazzetta interessata attualmente dai lavori di riqualificazione.  Nel febbraio 1999, a causa del terremoto, calcinacci e pietre caddero sul tetto da un rudere situato al di sopra. Proprietario del rudere risultò il consorzio intercomunale pubblici servizi, oggi chiamato “Tindari-Nebrodi”. Ma cos’era quel rudere? Per la sovrintendenza ciò che rimaneva di un monastero basiliano. A causa dell’inattività del consorzio, intervenne il sindaco di allora, Totò Olivo, che, in presenza di un pericolo imminente, notificò ordinanza di sgombero. La signora Addamo è da allora, dal 1999, fuori dalla sua abitazione, costretta ad andare prima dai genitori e poi a prendere una casa in affitto. La burocrazia ha fatto il suo corso, cioè ha condannato una famiglia a stare in affitto non potendo abitare la propria casa, ristrutturata con enormi sacrifici. Nessuno che riuscisse a venire a capo della vicenda. Ma quei ruderi appartenevano davvero ad un monastero basiliano? Per la signora Addamo, che effettuò studi e ricerche, no. E poiché fino al 2007 sul suo caso era calato il silenzio, si recò alla Procura per denunciare tutto. In sede civile si stabilì che il consorzio avrebbe dovuto effettuare, in quanto proprietario, lavori di messa in sicurezza di quel rudere. Ma non accade nulla. La questione non è ancora chiusa, certo, perchè il 27 maggio, davanti al giudice monocratico di Patti, inizierà il dibattimento a carico del consorzio e sarà proprio la signora Addamo, sul banco dei testimoni, a raccontare la sua vicenda, quella di sfrattata da casa sua da 14 anni, senza ancora aver ottenuto giustizia.

Morosito